Alia e Borgo Sant’Ambrogio, tra la terra della “ghiuttena” ed il Borgo degli ulivi

Alia e Borgo Sant’Ambrogio, tra la terra della “ghiuttena” ed il Borgo degli ulivi

Alia e Borgo Sant’Ambrogio, tra la terra della “ghiuttena” ed il Borgo degli ulivi

Dopo una calda estate, oggi ripartiamo finalmente per un week end alla volta di due piccoli borghi in provincia di Palermo

 

Si parte quasi all’alba con gli occhi ancora impastati dal sonno ma con grande entusiasmo per questa nuova avventura, e dopo tre ore circa di viaggio ed una pausa caffè, arriviamo ad Alia.

Alia sorge sul versante sud-occidentale delle Madonie, tra la valle del fiume Torto e dei Feudi, conosciuta con l’appellativo di “Città Giardino” o Terra della “ghiuttena” (ittena), vale a dire muretti a forma di sedili, tipici delle aree rurali.

Ad attenderci c’è Vincenzo, chef dell’agriturismo di famiglia ed esperto del territorio, che ci accoglie insieme ai suoi fedeli amici, due cuccioloni di soli 91 kg da strapazzare di coccole, nonostante la stazza: in questo caso potremmo dire che l’apparenza inganna.

Dopo due chiacchiere ed un altro caffè per riprenderci dal viaggio, iniziamo la nostra visita insieme a Vincenzo, partendo da quello che lui definisce il piccolo “villaggio”, visto che non può essere considerato un vero e proprio paese, tantomeno borgo.

Eccoci a “Marcato Bianco”, una frazione di Castronuovo di Sicilia, abitato da pochissime famiglie, tutte imparentate tra loro e dove il bar è rappresentato da un distributore automatico ubicato nella via principale. Non c’è un panificio, né un supermercato ma tutto è comunque a portata di mano e gli abitanti sono davvero felici di questo stile di vita.

In questo “villaggio” di poche anime, ogni cosa viene preparata in casa come si faceva una volta: dal pane, alla pasta, alla coltivazione degli ortaggi, al formaggio, alla produzione di carne locale, dove tutto – come dice Vincenzo – è a metro 0!

Iniziamo il nostro tour visitando il caseificio della Signora Filippa, un caseificio a conduzione familiare dove assistiamo alla realizzazione della ricotta fresca e della tuma, accompagnata dalla spiegazione del procedimento della sua lavorazione. Naturalmente, non potevamo sottrarci dall’ assaggiare questi prodotti freschi di giornata ed è davvero difficile spiegare a parole quanto fossero buoni. Possiamo solo dire che la loro genuinità è riuscita a toccare tutti i nostri sensi! Ma per averne conferma, vi toccherà andare e testare personalmente!

Tra una chiacchiera e una mescolata di ricotta, Filippa mette in tavola altri formaggi sempre di produzione propria: un primosale ed un pecorino ricoperto di pepe nero, la cui tecnica di conservazione manterremo segreta.

Ci sentiamo talmente in famiglia che stentiamo a riprendere il cammino, ma altre mete ci attendono e quindi, dopo aver salutato Filippa e i suoi figli, ci avviamo verso l’auto.
Prima di rimetterci in macchina però, visitiamo velocemente la chiesetta antica dedicata al Santissimo Crocifisso.

A seguire ci spostiamo verso le Grotte della Gurfa, un vero e proprio monumento di architettura funeraria rupestre in cui l’uomo ha realizzato una serie di ambienti, ricavandoli dalla roccia svuotata.
Le Grotte risalgono all’età del Bronzo con insediamenti arabi da cui deriva il nome, che portarono qui il grano, le viti e gli ulivi, ancora tra le principali colture. Immerse nel verde, già da lontano, le tante aperture regolarmente disposte su due livelli del costone roccioso, rossastro e bucherellato, emanano un certo fascino. Per secoli vennero poi utilizzate come granai dai contadini e nel 2010 questo sito venne censito come luogo degli eroi per il mito di Dedalo e Minosse re di Creta.

All’interno delle grotte si può visitare una prima stanza detta “delle torture”, dove avveniva un macabro rituale: i più coraggiosi dovevano calarsi con delle corde attraverso un buco scavato nella roccia e rimanere seduti tra i morti e le persone torturate, per poi provare a risalire nelle stanze superiori. Chi tra loro riusciva nell’impresa, veniva acclamato e venerato dal popolo. Tutto questo rappresentava una specie di simulazione del passaggio dal mondo dei morti al mondo dei vivi. Ritrovarsi all’interno di questa stanza e ascoltarne il racconto fa venire i brividi!

Proseguendo, entriamo nella “Grotta a campana” definita il tempio della luce più grande del Mediterraneo. Qui si crea una suggestione particolare, grazie alle due aperture, una sul tetto ed una su una parete della grotta, da dove entra un raggio di sole: ogni anno, con l’arrivo dell’equinozio di primavera, un raggio di sole colpisce esattamente un angolo ricoprendo di luce chiunque si trovi al suo interno in un punto ben preciso.

Ma non sono da meno il solstizio d’estate, da sempre uno dei momenti più importanti per le popolazioni agrarie perché segna la rinascita della natura – a mezzogiorno il sole entra dal piccolo foro che si trova in alto e colpisce il centro della sala – ed il solstizio d’inverno, quando il sole entra dal piccolo foro e colpisce la parete della stanza. Due momenti importanti per le popolazioni del tempo, per scandire le stagioni ed aiutarle nella semina e nel raccolto.

Saliamo nella parte superiore e si arriva nella stanza definita del baratto: qui si crea un’acustica naturale particolare, ma soltanto per le voci maschili che echeggiano come fosse musica. Infatti, anche noi abbiamo provato ma non è successo nulla! Mentre la voce di Vincenzo riecheggiava fin fuori le grotte, le nostre sono rimaste imprigionate nella stanza. Incredibile!

Rientriamo in agriturismo per il pranzo dal sapore tutto siciliano, servito sotto un pergolato rigoglioso di piante durante il quale possiamo godere della compagnia dei familiari di Vincenzo e dei tanti micetti che gironzolano liberamente nel cortile. A completare il quadro, la visita imprevista di un amico di famiglia che si unisce a noi per il pranzo, accettando ben volentieri l’invito a rimanere.

E così tra chiacchiere e risate Vincenzo esordisce dicendo: “ Non vi dispiace se si unisce a noi, vero? Come diceva mio nonno “A tavula è trazzera” (“La tavola è una scorciatoia”. La trazzera, infatti, è un viottolo di campagna, una scorciatoia. Il proverbio siciliano ci insegna che a tavola è più facile avvicinarsi, stringere relazioni d’affari, conoscersi meglio, accorciare le distanze). Ovviamente abbiamo subito detto che non sarebbe stato un problema, perché è proprio questa l’accoglienza che piace a noi isolane!

Iniziamo il pranzo tra formaggi, salame, olive bianche e nere, una buonissima caponata cucinata dal padre di Vincenzo, degna del premio ricevuto, e cerchiamo di farci svelare le ricette della tradizione. Continuiamo con una grigliata di carne di maiale e costolette di agnello e un contorno di insalata di pomodoro, cipolla e capperi di montagna. Inutile dirvi che è tutto buonissimo e che siamo strapiene (come sempre), ma non possiamo rinunciare al cannolo con la ricotta appena preparato. E’ sublime!!!

Finito il pranzo, e prima di proseguire il nostro tour, facciamo un giro dell’agriturismo immerso in un contesto di pace e relax, adatto a quanti desiderano trascorrere un soggiorno a contatto con la natura e la genuinità siciliana.

Nel pomeriggio Vincenzo ci porta a visitare il centro di Alia e arriviamo fin nella parte alta del paese detta “Rabatello” (che significa proprio parte alta), per immergerci tra le campagne per poi arrivare sulle alture dove si apre ai nostri occhi un panorama meraviglioso: da questa posizione si possono ammirare i Sicani, l’Etna e nelle giornate limpide è possibile scorgere anche le Isole Eolie. In questo angolo di paradiso ci si sente i padroni del mondo e viene solo voglia di sdraiarsi per godere della brezza leggera, del silenzio e degli odori che si trovano in natura.

Nostro malgrado, però, la giornata lavorativa non è ancora finita, e così ci rimettiamo in auto per raggiungere Sant’Ambrogio, a pochi chilometri da Cefalù. Dopo circa un’ora di strada, arriviamo al Borgo: giusto il tempo di sistemare le valige, un aperitivo veloce e di corsa a letto per recuperare le energie.

L’indomani ci svegliamo di buon’ora, per una colazione speciale con vista sulla costa nord della Sicilia. Il Borgo di Sant’Ambrogio si trova, infatti, su di un’altura a soli 5 km da Cefalù, vicinissimo al mare facilmente raggiungibile a piedi grazie ad una scalinata che parte proprio dal borgo.

Dopo la colazione e qualche scatto incontriamo Giovanna, la nostra ospite, che ci ha invitate per farci conoscere questa realtà a lei molto cara.

Inizia così la visita al Borgo durante la quale ci raggiunge anche Carmelina, amica di Giovanna, australiana di nascita ma dalle origini siciliane, esperta di questo territorio di cui è innamorata e che da oltre 15 anni vive in Sicilia, trasformandola nella propria terra.

Ci immergiamo tra, viuzze e vicoletti ben curati, piccoli orti sapientemente coltivati con pomodorini, zucche, viti, ulivi ed altri tipi di ortaggi, per poi arrivare in una piccola viuzza che ci porta su un costone di roccia dalla quale si può ammirare un panorama mozzafiato di tutta la costa: da una parte il mare, dall’altra le montagne Madonite, tutto davvero suggestivo!

Nel Borgo incontrare gli anziani seduti fuori dall’uscio non è per nulla difficile e durante la nostra passeggiata scorgiamo un gruppetto di donne intente a chiacchierare, sedute proprio davanti alle proprie abitazioni. Ci intratteniamo un po’ con loro chiedendo di raccontarci qualche aneddoto della loro gioventù ed è meraviglioso vedere come la vita qui scorra in maniera totalmente diversa dalla nostra.. E all’improvviso viene fuori un detto siciliano di queste parti che dice: “Cu va a ‘menzu a vià su ‘nsi vagna nun si ni va” (chi va al fiume se non si bagna non può andar via), nato dal fatto che quando in gioventù si andava a fare il bucato al lavatoio comune, una delle ragazze del borgo aveva la brutta abitudine di schizzare le altre.

Salutiamo le signore e ci spostiamo nel frantoio di famiglia di Giovanna, dove entrando veniamo catapultate indietro nel tempo. Qui, ci racconta con passione del lavoro che il suo bisnonno, suo nonno, i suoi zii e suo padre portarono avanti per anni in questo luogo, dove tutto sembra essere rimasto intatto: dal macchinario per la molitura delle olive agli attrezzi da lavoro.

Foto e libri raccontano delle fasi di lavorazione, dal piccolo germoglio dell’ulivo alla maturazione del frutto, alla raccolta, alla molitura, alla degustazione di questo alimento prezioso versatile e dalle tante proprietà.

Dopo questi pochi cenni legati alla storia della famiglia, ci aspetta una ricca degustazione di prodotti locali da accompagnare alla degustazione di olio, motivo principale della nostra visita: cous cous con verdure di stagione, olive, pomodorini secchi, formaggio stagionato e caciotta affumicata con confetture.

Dopo la chiusura del frantoio la famiglia non si è più occupata personalmente della produzione di olio e, così, Giovanna ci fa degustare tre diverse qualità di olio d’oliva provenienti dai suoi produttori di fiducia.

Ma il pezzo forte della giornata è la possibilità di realizzare con le nostre mani un blend personale, aromatizzando con spezie ed erbe aromatiche dell’ottimo olio extra vergine di oliva, da portare a casa in un barattolo di vetro. Questa esperienza ci piace tantissimo e siamo certe che piacerà anche a quanti la proporremo! Ci mettiamo dunque subito all’opera e, tra aromi e gusti personali, ognuna di noi crea il proprio olio aromatizzato.

Finita la nostra esperienza al frantoio, andiamo a visitare Pollina, nota per la produzione della Manna.

La Manna è una sostanza zuccherina, presidio Slow food, e si ottiene dalla solidificazione della linfa elaborata che fuoriesce, durante la stagione estiva, dalle incisioni praticate sul fusto e sulle branche principali di alcune specie di Frassino. La manna ha tantissime proprietà benefiche: viene utilizzata come dolcificante, nei prodotti di bellezza, nei prodotti farmaceutici, e favorisce anche il benessere gastrointestinale. Infatti, ha rappresentato per secoli una risorsa importante dell’economia locale ed è unica per le sue proprietà nutritive ed organolettiche.

Sarebbe stato bello poter assistere al suo raccolto ma la stagione è già inoltrata e, tra l’altro, quest’anno le condizioni climatiche non sono state molto favorevoli, per cui ci toccherà aspettare l’estate prossima per vivere questa esperienza unica!

Un giro per i vicoletti, e anche a Pollina il panorama lascia senza parole, soprattutto nel suo anfiteatro all’aperto con gradoni in pietra che si affaccia sulle montagne, creando una scenografia naturale suggestiva e maestosa, soprattutto al tramonto!

Questo è anche il luogo di ritrovo delle “comari”, le donne del paese che approfittano di questo cortile a cielo aperto per poter godere delle fresche serate d’estate all’ombra di un albero ed in ottima compagnia.

Il tempo vola come sempre ed è arrivato il momento dei saluti. Stanche ma soddisfatte di tutte le scoperte di questo fine settimana, ringraziamo Giovanna per la splendida accoglienza, con la promessa di rivederci presto.

Il nostro week end è stato davvero intenso e ricco di belle novità e belle conoscenze, ma non è finita qui! Prima di rientrare a casa, ci aspetta ancora un’ultima tappa a Terrasini per la fiera del turismo rivolta agli operatori siciliani. Avanti tutta!

Noi siamo pronte a vivere una  nuova esperienza … e tu?

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