Semu tutti devoti tutti? Cettu cettu!!! Evviva Sant’Àjita

Semu tutti devoti tutti? Cettu cettu!!! Evviva Sant’Àjita

Semu tutti devoti tutti? Cettu cettu!!! Evviva Sant’Àjita

Quanti di voi sanno che i festeggiamenti in onore di Sant’Agata, patrona di Catania, rappresentano la terza festa religiosa più importante al mondo?

Quest’anno, con grande dispiacere dei tanti fedeli, i festeggiamenti saranno limitati solo ai momenti religiosi che si svolgeranno in sicurezza a causa dell’emergenza Covid. Non ci saranno, dunque, le consuete processioni del fercolo il 4 e 5 febbraio, i fuochi della sera del 3, la processione dell’offerta della cera del 3 mattina. Ma tutto questo, siamo certe, non fermerà i devoti alla Santa che in qualche modo le renderanno omaggio anche se nell’intimo delle proprie case.

Agata, nata nel III secolo da una famiglia patrizia catanese, fin da giovane dedicò la sua vita alla religione cristiana. Fu per questo che, dopo aver rifiutato di sposare il governatore romano Quinziano, la giovane catanese subì il martirio e venne uccisa nel pomeriggio del 5 febbraio 251. Subito dopo la morte Agata, venne venerata anche fuori dalla Sicilia, tanto che Papa Cornelio la proclamò Santa. Sant’Agata diventa così patrona di Catania e da allora ogni anno dal 3 al 5 febbraio, la città si riempie di fedeli, devoti, le più alte cariche religiose ed istituzionali della città e soprattutto turisti provenienti da tutto il mondo.

La sua venerazione viene associata alla sua morte ma, la festa vera e propria non ha una data precisa, si associa però ai diversi miracoli, primo fra tutti nel 252. Il Sacro velo di Sant’Agata fermò una tremenda eruzione dell’Etna che stava distruggendo la città di Catania.

La giornata del 3 febbraio si apre con la processione per le vie della città. Sapete cosa portano i devoti, per tutta la giornata? Portano in offerta alla Santa “ i cannilori”, ceri di diverse forme e dimensioni. Questi imponenti ceri dal peso che oscilla fra i 400 ed i 900 chili, vengono portati a spalla, a seconda del peso, da un gruppo costituito da 4 a 12 uomini, che le fa avanzare con un’andatura caracollante molto caratteristica detta “a ’nnacata”. Durante i festeggiamenti di Sant’Agata, si possono notare delle ragazze vestite di bianco e con il volto velato ballare intorno alle Candelore, dette “nttuppatedde”. Secondo un’antica tradizione le donne catanesi, nobili e popolane, durante le giornate della festa uscivano da sole, senza mariti o fidanzati, coperte dalla “tuppa, da qui il loro nome.  La “tuppa” è in dialetto la membrana che riveste il guscio delle lumache: erano, infatti, travestite con dei lunghi mantelli neri, incappucciate e con il volto coperto per non farsi riconoscere. Questo era il solo momento in cui veniva concesso loro di uscire per divertirsi. Le “ntuppatedde” oggi non sono più vestite di nero ma di bianco e portano in mano un fiore rosso, con i loro balli coinvolgono i passanti e rivendicano il diritto della donna ad essere libera e seguire l’esempio di Sant’Agata. Nel pomeriggio, il Trofeo di Sant’Agata trasforma le strade del centro storico in un vero e proprio centro podistico, tanto che nel corso degli anni ha coinvolto atleti professionisti di livello internazionale. La sera, si conclude in Piazza Duomo , con il caratteristico e molto atteso spettacolo d’acqua con getti a tempo di musica e i famosi “ fuochi da sira o tri”.

La vera festa religiosa ha però inizio con la messa celebrata all’alba del 4 febbraio, quando il busto con le reliquie di Sant’Agata, viene “consegnato” ai devoti che, vestiti “cò saccu” (un saio bianco), lo porteranno in processione percorrendo le strade interne ed esterne della città. All’interno del busto sono conservati il teschio della santa catanese e la cassa toracica. Mentre lo scrigno custodisce braccia e mani, gambe e piedi, femori, mammella e santo velo. Il busto è ricoperto da gioielli di ogni tipo ed ex voto: la corona di Agata (un dono di re Riccardo Cuor di Leone di passaggio a Catania al rientro da una Crociata), due grandi angeli in argento posti ai lati del busto stesso e il collare della legion d’onore francese appartenuto a Vincenzo Bellini.  Alla fine del 1800 la “vara” di Sant’Agata subì il furto delle dodici statue degli apostoli, in argento massiccio, e da allora un famoso detto noto in tutta la provincia catanese: “Dopo ca Sant’Aita c’arrubaru, ci ficiru i porti i’ ferru” (dopo che Sant’Agata è stata derubata le hanno fatto una porta di ferro).

La processione fuori le mura è molto toccante e suggestiva, con migliaia e migliaia di devoti che, per le strade di Catania ricche di bellissime luminarie, sventolando un fazzoletto bianco urlano: “E chiamàmula cu ‘razzia e cu cori, pi sant’Àjituzza beḍḍa, ca sta niscennu, Cittatini! Semu tutti divoti, tutti? Cittatini, cittatini! Evviva sant’Àjita cittatini! Evviva sant’Àjita. Tutti divoti, tutti? Cittatini, cittatini!” – “Chiamiamola con grazia e con cuore, per Sant’Agatuccia bella, che sta uscendo, cittadini! Siamo tutti devoti, tutti? Cittadini, cittadini! Evviva Sant’Agata, cittadini! Evviva Sant’Agata. Tutti devoti, tutti? Cittadini, Cittadini!”. La processione raggiunge piazza Stesicoro dove si trovano i luoghi che ricordano il martirio di Sant’Agata. Qui infatti, dove la vergine Agata subì i martìri sorgono la Chiesa di Sant’Agata al Carcere e la Chiesa di Sant’Agata alla Fornace, bellissime chiese che meritano una visita. 

A questo punto arriva il momento più caratteristico della giornata. Lungo “â ‘cchianata dê Cappuccini”, il fercolo di Sant’Agata viene trainato di corsa fino al punto più alto, giungendo così dinanzi alla Chiesa di San Domenico, nell’omonima piazza. Negli ultimi anni, tuttavia, la salita non viene più percorsa di corsa. Raggiunta la Chiesa di Sant’Agata la Vetere, la prima cattedrale di Catania, la processione si ferma qui per alcune ore. Dopo la messa nella piccola Chiesa di Sant’Agata la Vetere, la processione attraversa i quartieri dell’antico corso, dei cappuccini, “do furtinu”, di San Cristoforo e degli Angeli custodi. Il rientro nella Basilica Cattedrale, alle prime luci dell’alba del 5 febbraio, avviene con un suggestivo spettacolo di fuochi pirotecnici. La mattina del 5 febbraio, presso la Basilica Cattedrale si celebra la messa del Pontificale presieduta dalle più alte cariche religiose di Catania.

Durante tutta la giornata il busto con le reliquie di Sant’Agata rimane esposto presso la Cattedrale e infine nel pomeriggio dopo la Santa messa viene nuovamente affidato ai devoti per un’ultima processione lungo le strade interne della città detto anche dentro le mura. Il fercolo percorre la via Etnea fino al Giardino Bellini, poi in via Caronda fino ad arrivare in piazza Cavour o, come dicono i catanesi, “ u burgu” dove, davanti alla Chiesa di Sant’Agata al Borgo, si tiene un meraviglioso spettacolo pirotecnico dedicato alla “Santuzza”. La processione si concluderà nella tarda mattinata del 6 febbraio. Tra i momenti più suggestivi del lungo cammino dei devoti c’è quello del canto delle suore Benedettine di clausura. 

Nella giornata clou della festa, il 5 febbraio, ciò di più bello che può capitarvi è conoscere un abitante del posto ed avere la possibilità di assistere alla processione direttamente dall’alto di un balcone dei tanti palazzi nobiliari, in tutta tranquillità. Soltanto così avrete modo di vedere il fiume di gente che accompagna il fercolo con devozione ma anche con tanto schiamazzo.

Non tutti sanno che in tempi di guerra la Santa fu nascosta presso la chiesa Madonna Santissima del Rosario di Fleri (frazione di Zafferana Etnea) e che come segno di riconoscenza venne data in dono una sua reliquia.

Durante questi tre giorni tanto intensi, potrete visitare anche la fiera di Sant’Agata, un grande mercato all’aperto, pieno dell’allegria, del calore e del folklore, della gente del posto.

Ma come ogni festa che si rispetti non possono di certo mancare le tradizioni e i dolci legati alla Santa Catanese, la caratteristica “calia e simenza” (ceci secchi, semi di zucca, arachidi), tradizione di ogni festa siciliana, ed i dolci che hanno un riferimento a Sant’Agata, come “i cassateddi di Sant’Aita” e le “alivetti” (pasta di zucchero fragrante di colore verde a forma di olive). “I cassateddi” , dette anche “minnuzzi ri Sant’Ajta”, fanno riferimento alle mammelle che furono strappate alla santa durante i martiri; le “alivetti”, invece, si riferiscono ad una leggenda che vuole sia stato un albero di ulivo, sorto improvvisamente, a nascondere la vergine Agata mentre era ricercata dai soldati del console romano Quinziano.

Visto che quest’anno i festeggiamenti saranno limitati, per gustarvi la festa vi suggeriamo una delle due ricette da preparare a casa.

INGREDIENTI:

INGREDIENTI PER LA PASTA FROLLA (DOSI PER 10 DESSERT)
Farina 00 485 g
Burro 190 g
Zucchero a velo 150 g
Tuorli 3
Baccello di vaniglia 1

PER IL RIPIENO:
Ricotta di pecora 600 g
Arancia candita 80 g
Cioccolato fondente 100 g
Zucchero a velo 100 g
Scorza d’arancia 1

PER LA GLASSA E PER GUARNIRE:
Zucchero a velo 525 g
Albumi 3
Succo di limone 3 cucchiai
Ciliegie candite 10 g

PREPARAZIONE:
Per preparare le minnuzze di Sant’Agata, prima di tutto impastate la pasta frolla: su di una spianatoia versate la farina che avrete frullato in un mixer con il burro freddo, aggiungete lo zucchero a velo, i tuorli delle uova (tenete da parte gli albumi, per la glassa), i semi di una bacca di vaniglia e impastate con le mani, per ottenere un composto omogeneo. Avvolgete la pasta frolla in un foglio di pellicola e lasciatela riposare in frigorifero per almeno mezz’ora.

Procedete con la preparazione del ripieno: tagliate a pezzetti l’arancia candita e riducete in scaglie il cioccolato fondente. Setacciate molto bene la ricotta, passandola attraverso le maglie di un colino e unite lo zucchero a velo, anche’esso passato al setaccio quindi amalgamate gli ingredienti. Aggiungete i pezzi di arancia candita e il cioccolato; infine, se volete un aroma più fruttato, aggiungete anche la scorza grattugiata di un’arancia. Mescolate il tutto per ottenere un composto omogeneo.

Riprendete la frolla e stendetela, con l’aiuto di un matterello, in una sfoglia alta circa mezzo cm e foderate con essa degli stampi semisferici, quindi riempiteli con circa 80 gr di ricotta .
Ristendete la pasta frolla, sempre ad uno spessore di mezzo cm, avanzata e ricavate un cerchio per sigillare le semisfere con un coppapasta del diametro di 8 cm. Chiudete quindi le semisfere, premendo leggermente i bordi.

Infornate il tutto, in forno statico già caldo, a 200° per 20 minuti (forno ventilato 180° per 15 minuti). Quando le minnuzze si saranno colorate in superficie, sfornatele e lasciatele raffreddare negli stampini, quindi sformatele quando saranno completamente fredde (altrimenti il ripieno caldo non reggerà). Sistematele su una gratella e intanto preparate la glassa: montate gli albumi con le fruste di uno sbattitore elettrico o con una planetaria, quando il composto risulterà semimontato aggiungete lo zucchero a velo, un cucchiaio alla volta e per ultimo il succo di limone. La consistenza della glassa non dev’essere troppo soda e lucida ma, come si dice in gergo, deve “scrivere”, cioè deve lasciare una scia cadendo dall’alto.

Ricoprite bene le minnuzze con la glassa, facendola scivolare uniformemente sul dolce , quindi terminate la decorazione con una ciliegina candita posizionata sulla sommità di ogni dessert. Lasciate asciugare sulla gratella, per far cadere la glassa in eccesso. “ I minnuzzi” di Sant’Agata sono pronte: possono essere consumate quando la glassa è ancora morbida oppure lasciarla asciugare completamente.

Mi raccomando, non mangiatene troppe ma in attesa di accogliervi per i festeggiamenti agatini del 2022….”Buone minnuzze” a tutti!

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