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Quando la luce si fa d’oro: la Sicilia di settembre vissuta dall’interno

Quando la luce si fa d’oro: la Sicilia di settembre vissuta dall’interno

Quando la luce si fa d’oro: la Sicilia di settembre vissuta dall’interno

La Sicilia di settembre: quando il tempo rallenta e si svela la sua anima più vera

C’è un momento preciso in cui la Sicilia cambia pelle. Avviene nei primi giorni di settembre, di solito verso il tramonto. Te ne accorgi perché il brusio di sottofondo delle spiagge affollate improvvisamente sfuma, i teli da mare rimasti sulla sabbia si contano sulle dita di una mano, e la luce… beh, la luce smette di abbagliare e inizia a dorare ogni cosa.

Per chi guarda l’isola da lontano, l’estate si chiude con il rientro di agosto. Ma per noi — che in questa terra ci siamo nate, cresciute, e che ogni giorno continuiamo a sceglierla e ad abbracciarla — sappiamo bene che il sipario non cala affatto. Sotto il sole più dolce di settembre prende vita la Sicilia più autentica, quella fatta di gesti antichi e ritmi lenti, quella in cui ci si inizia a preparare all’autunno e all’inverno custodendo la ricchezza della terra.

Le conserve di settembre: custodi di estate per i mesi freddi

Settembre in Sicilia non è una fine, ma un ponte. È il mese in cui le cucine delle case di campagna si riempiono di vapore, profumi intensi e gesti antichi che si ripetono da generazioni. Qui, prepararsi all’autunno e all’inverno è una vera e propria arte dell’abbondanza: ci si assicura che il calore e i sapori dell’estate rimangano imprigionati nei vasi di vetro per scaldare le giornate più fredde.

C’è la salsa fatta in casa, rito di famiglie riunite tra grandi quaddari (grandi pentoloni di rame) e bottiglie di vetro. C’è ‘u ‘strattu (l’estratto/concentrato di pomodoro) fatto asciugare al sole sui catteddi (lunghi assi di legno), le melanzane e i pomodori secchi sott’olio, le giardiniere e le marmellate. Aprire uno di questi barattoli in pieno inverno significa riaprire una finestra sull’estate siciliana.

Il profumo dei fichi al sole e i segreti di una volta

Se in questi giorni vi capita di attraversare le campagne dell’interno, o i piccoli borghi inerpicati sulle colline, potreste notare sui terrazzi e nei cortili delle tavole di legno ricoperte di fichi spaccati a metà, adagiati ad asciugare al sole. È la preparazione dei fichi secchi, una delle tradizioni più antiche e romantiche della memoria contadina.

Un tempo, nelle campagne, settembre era il mese in cui ci si preparava all’inverno conservando la dolcezza dell’estate. Le nonne custodivano un piccolo segreto per renderli speciali: una volta asciugati, i fichi venivano farciti con mandorle tostate, scorze d’arancia e un pizzico di cannella, chiusi a coppie — le chiappette (i fichi secchi accoppiati e farciti) — e fatti cuocere al forno. Ma il tocco magico arrivava dopo: venivano riposti in giare di terracotta intervallati da foglie di alloro fresche.

L’alloro non serviva solo ad aromatizzare, ma custodiva una credenza antica: si diceva che tenesse lontani gli spiriti della scarsità e proteggesse la dispensa per i mesi freddi.

La vendemmia sull’Etna e la notte della “pisata”

Più a oriente, alle pendici dell’Etna e tra i muretti a secco del Val di Noto, settembre profuma di mosto. Oggi la vendemmia è un processo moderno ed enologico di altissimo livello, ma fino a non molti decenni fa era un rito comunitario intriso di sacralità e festa.

L’aneddoto più affascinante riguarda la pisata (la pigiatura tradizionale dell’uva), che avveniva nei palmenti di pietra lavica. Non si trattava di un semplice lavoro: era una festa che durava tutta la notte. I pigiatori entravano nelle vasche a piedi nudi e ritmavano il passo al suono del marranzanu (lo scacciapensieri) o di canti ritmici nati proprio per coordinare il movimento e scacciare la fatica.

Si raccontava che il primo mosto estratto al torchio non andasse bevuto subito: un piccolo sorso veniva versato direttamente sulla terra o sulle radici della vite più vecchia della vigna, come ringraziamento alla Terra Madre per il raccolto e come auspicio per l’anno successivo.

Il lusso di ricominciare con calma

Vivere la Sicilia a settembre significa questo: smettere di rincorrere l’estate da cartolina e iniziare a vivere l’isola nella sua essenza più pura.

È il tempo in cui fare il bagno alle cinque del pomeriggio non serve per sfuggire all’afa, ma diventa un rito di solitudine e bellezza. È il mese in cui i tavolini in piazza non hanno più il secondo turno prenotato, e le chiacchiere con i vecchi del paese sulle panchine si allungano senza fretta, regalandoti storie che non troverai mai in nessuna guida turistica.
La grande festa estiva è finita, e ora la Sicilia si prepara ad accogliere l’autunno con tutta la sua ricchezza. È adesso che comincia la vera magia.

Foto dal web: itCatania – italiani.it, Anita Villas, Sicil Food, Giallo Zafferano, il cucchiaio d’argento

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