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Tra le vie del Calatino: Grammichele, l’esagono perfetto tra storia e natura

Tra le vie del Calatino: Grammichele, l’esagono perfetto tra storia e natura

Tra le vie del Calatino: Grammichele, l’esagono perfetto tra storia e natura

Alla scoperta di Grammichele

Una nuova avventura ci attende! Oggi, si riparte con la curiosità di esplorare e scoprire Grammichele, incastonata come una gemma ai piedi occidentali degli Iblei, in provincia di Catania.
Antonella, ci aveva promesso un viaggio nel tempo e nei sapori, con un “educational” di due giorni alla scoperta dell’anima di questa terra e dei suoi giovani custodi, imprenditori che con passione coltivano le radici familiari e investono nell’esuberante bellezza circostante. La primavera siciliana ci accoglie con un abbraccio di sole caldo e brezza tiepida. Lungo il tragitto, i nostri occhi si sono persi in un incanto di vallate smeraldine, un tripudio di fiori che tingono il paesaggio di pennellate vivaci. Giunte alla nostra oasi verde, un rifugio tra profumati agrumeti, un rigoglioso orto, un allegro parco giochi e accoglienti casolari, abbiamo incontrato Antonella. Sorseggiando insieme un caffè e deliziandoci con una crostata fatta in casa, un concentrato del sole delle arance locali, abbiamo fatto la conoscenza di altri operatori, provenienti da diverse province siciliane e dalla lontana Malta.

La storia di Occhiolà e la rinascita esagonale

Un comodo transfer ci ha condotto nel cuore di Grammichele, un luogo unico al mondo con la sua piazza esagonale, un’impronta urbanistica che definisce l’intera cittadina. La genesi di questa singolare forma, come ci ha svelato il nostro sapiente cicerone nel museo del municipio, affonda le sue radici nella tragica storia di Occhiolà. Era il 1693 quando un devastante terremoto rase al suolo l’antico borgo, inghiottendo sotto le macerie delle sue chiese oltre mille anime.

Fu il principe Carlo Maria Carafa di Branciforte a volere la rinascita, spostando il centro abitato e affidando a fra’ Michele da Ferla il compito di disegnare, su una lavagna di ardesia, la pianta esagonale della nuova città. Una scelta urbanistica illuminata, un raro esempio di architettura razionale che trovò eco anche nella ricostruzione di Avola. Passeggiando tra i sestieri, quasi identici tra loro, abbiamo notato l’unica eccezione: la casa del principe, rimasta incompiuta a causa della sua prematura scomparsa.

Tra musei e testimonianze del passato

Le testimonianze della vita di Occhiolà ci hanno toccato il cuore: manoscritti ingialliti dal tempo, umili piatti di terracotta, suppellettili d’uso quotidiano e preziosi presepi in ceramica, custodi di antiche tradizioni. L’archivio comunale ci ha svelato tesori di carta, libri secolari che narrano storie dimenticate, mentre il museo civico ci ha condotto in un viaggio ancora più indietro nel tempo, tra giare funerarie che evocano riti ancestrali, anfore silenziose testimoni di antichi commerci, telai di legno che raccontano la fatica e l’arte della tessitura, la ricostruzione di un cratere che ci ha fatto immaginare paesaggi vulcanici primordiali e le immagini della venerata Demetra, dea della fertilità e del raccolto, a cui la terra siciliana è da sempre devota.

La piazza, le meridiane e il “pupone”

Ammiriamo la piazza dal balcone del Municipio, per poi fare ritorno al suo cuore pulsante e contemplare una delle tante meridiane che punteggiano il paese, anch’esse volute dal lungimirante principe Carafa. Al centro, un imponente “pupone” di bronzo sorregge il quadrante solare, vegliato dalla statua del principe, un omaggio alla sua visione urbanistica.

Tradizione e gusto al pastificio

Ci spostiamo al pastificio Iudica, dove abbiamo incontrato Flavia, che, insieme al padre e al fratello, perpetua la tradizione di famiglia iniziata dai nonni: la coltivazione di cereali, legumi e agrumi. Mentre Flavia ci illustra l’arte della trasformazione, da chicco a pasta, da farina a pane fragrante e biscotti croccanti, abbiamo sorseggiato una spremuta d’arancia che sapeva di primavera e assaggiato deliziosi dolcetti che si scioglievano in bocca. Dopo qualche foto ricordo e aver acquistato la loro pasta artigianale, abbiamo salutato i padroni di casa, pronti a proseguire la nostra esplorazione.

Tra memoria e spiritualità

Passeggiando tra le vie, giungiamo nella piazzetta della Chiesa di San Leonardo, dove il nostro cicerone ci ha mostrato due opere commemorative che evocano la perduta Occhiolà e la vita quotidiana dei suoi abitanti. Ancora qualche fotografia per immortalare questi segni della memoria e si ritorna in agriturismo dove un pranzo sontuoso ci attende.

Un pranzo dai sapori autentici

Un trionfo di sapori autentici ha deliziato i nostri palati: ricotta fresca e vellutata, caponata ricca di profumi mediterranei, parmigiana saporita, frittelline croccanti, arancinetti dorati, un’insolita e freschissima insalata di arance e cipolletta, un cremoso risotto ai funghi e una fragrante pasta al forno, il tutto innaffiato dall’ottimo vino della casa. Finito questo lauto pasto ci siamo rimesse in marcia dirette all’area archeologica di Occhiolà.

L’area archeologica di Occhiolà

Un’immensa distesa verde incornicia i resti silenziosi dell’antico borgo, un luogo dove il tempo scorreva lento e la chiesa era il fulcro della vita comunitaria e della preghiera. Da un punto panoramico mozzafiato, lo sguardo spazia su tutta la vallata e, nelle giornate limpide, si può scorgere la maestosità dell’Etna e il promontorio su cui un tempo si ergeva il castello. La natura rigogliosa ci circonda: spighe ondeggianti, fiori gialli e viola che spuntano tra l’erba, asparagi selvatici, fichi d’india dalle forme curiose, il profumo intenso del finocchietto selvatico e altre erbe spontanee, un’esplosione di vita incontaminata!

Il Santuario della Madonna del Piano

Ascoltando i racconti appassionati del nostro cicerone e respirando l’aria pura di questo luogo intriso di storia, ci siamo rimesse in cammino verso un’antica chiesa, il Santuario della Madonna del Piano. All’interno, lo splendore del barocco ci ha accolto con affreschi che raffiguravano una schiera di santi e la copia di una tela che ritrae la Madonna del Piano. Abbiamo appreso che questo santuario era un tempo rifugio per i viandanti stanchi, che qui trovavano ospitalità e ristoro per sé e per i loro animali in piccole celle. All’esterno, durante le feste, si svolgeva un rito particolare: la macellazione dei maiali, selezionati e venduti ai cittadini, che tradizionalmente non consumavano questa carne prima di allora.

Progetti e valorizzazione del territorio

Dopo qualche scatto all’esterno del santuario, abbiamo ripreso la strada verso la nostra accogliente struttura. Un breve momento per rinfrescarci e poi ci siamo unite agli altri operatori locali e al nostro gruppo per un’interessante conferenza.

Nuovi progetti, in cui emerge tutta la ricchezza del Calatino, un comprensorio che abbraccia otto comuni della Sicilia centro-orientale, facenti parte della città metropolitana di Catania: Caltagirone, Grammichele, Licodia Eubea, Mineo, Mirabella Imbaccari, San Cono, San Michele di Ganzaria e Vizzini. Altri comuni si uniscono a questo ambizioso piano di sviluppo locale, tra cui Mazzarrone, Castel di Iudica, Palagonia, Raddusa, Ramacca e Niscemi. Questa vasta area interna, stretta tra i monti Erei e gli Iblei, è un tesoro di tradizioni pastorali, con una fiorente produzione di formaggi, la coltivazione di cereali e grani antichi che danno vita a farine pregiate, la nascita di birrifici artigianali, la coltivazione di succosi fichi d’india e profumati asparagi, antichi mulini che producono pasta di eccellente qualità, distese di uliveti e rigogliosi vigneti.

Una serata di gusto e convivialità

Dopo l’esauriente presentazione, ognuno di noi ha condiviso le proprie emozioni e riflessioni su questo progetto che promette di valorizzare un territorio così ricco di storia e di risorse. Un breve video riepilogativo ha fatto rivivere i momenti salienti della giornata e la piacevole atmosfera che si era creata tra tutti noi.

La sala adiacente nel frattempo si è trasformata in un tempio del gusto, una sontuosa degustazione di prodotti tipici locali: una varietà di formaggi che raccontavano la storia dei pascoli, focacce fragranti, pani e grissini dalle mille consistenze, primi piatti con condimenti che esaltavano i sapori della terra, insalate fresche, salsiccia e verdure grigliate, dolci che scioglievano ogni indugio, il tutto accompagnato da ottimo vino e birra artigianale. Un’esplosione di bontà e genuinità! La piacevole musica ha fatto da colonna sonora a questa festa dei sensi.

Notte in campagna e risveglio nella natura

Dopo cena, ci siamo intrattenute a chiacchierare con gli altri ospiti, e in questo angolo di paradiso, i suoni della natura ci hanno avvolto in un abbraccio nostalgico: il canto degli uccelli notturni, il frinire dei grilli, il gracidare delle rane… un’eco della nostra infanzia campestre, pura magia! Ma il richiamo del sonno si è fatto sentire, domani ci attende una nuova sveglia all’alba.

Abbiamo dormito profondamente nel silenzio e nella pace di questo luogo incantato. Al risveglio, dopo aver preparato i nostri bagagli, una colazione con i sapori del territorio ci ha dato la carica per esplorare la struttura che ci ha ospitato. Al’interno una bottega dei sapori che ci tenta con le sue marmellate di arance amare e limoni profumati; non possiamo fare a meno di farne una scorta per casa; un laboratorio in cui mani intente a creare dolci delizie, ci appagano la vista; spa per momenti di relax, due piscine per tutte le età, campi da padel e una graziosa fattoria, insomma non manca niente.

Tra archeologia e panorami mozzafiato

Salutati i proprietari con la promessa di far presto ritorno, ci dirigiamo verso il Palikè, un parco archeologico a cielo aperto. Abbiamo potuto ammirare un costone roccioso che celava le aperture di antiche caverne, un tempo dimore di genti lontane. Purtroppo, il tempo stringeva e abbiamo dovuto rimandare l’esplorazione completa.

La nostra prossima tappa? Un promontorio su cui si ergeva una torre, una delle cinque sentinelle di pietra che punteggiavano il comprensorio. Questa torre, proprietà privata, arredata con mobili antichi, regala un’atmosfera suggestiva e fuori dal tempo. Un salottino accogliente ci ha invitato alla sosta, e salendo ripide scale, abbiamo raggiunto una camera da letto da sogno, con una finestra che incorniciava una vista mozzafiato sulla vallata. Ancora qualche gradino e siamo arrivate in cima alla torre, su una terrazza in cui un romantico baldacchino e una vasca idromassaggio facevano da cornice ad un paesaggio mozza fiato… un luogo dove i sogni ad occhi aperti diventavano realtà! Immaginatevi immerse nell’acqua calda, circondate da dolci colline verdi, campi coltivati come mosaici, laghetti artificiali che brillavano al sole, antichi casolari che raccontavano storie secolari, e sopra di noi, lo splendido cielo siciliano, un manto azzurro infinito… personalmente, siamo rimaste a contemplare questo paradiso per un tempo che ci è sembrato eterno.

Tradizioni rurali e pranzo in tenuta

Ascoltando altri racconti affascinanti del luogo, così ricchi di storia e di mistero, un pensiero ha iniziato a farsi strada nelle nostre menti: “Ma il mondo è nato davvero in Sicilia?”.

Questo cambio di programma inaspettato ci ha regalato emozioni uniche, ma il pensiero del pranzo ha richiamato i nostri sensi.

Dopo un breve tragitto in auto, siamo arrivate in un’antica tenuta, accolte con la calda ospitalità dei padroni di casa. Visitiamo le stalle, dove teneri agnellini appena nati saltellavano incuriositi, la sala della mungitura, dove ci è stato spiegato con passione il processo che trasforma il latte in formaggio.

Sedute finalmente a tavola, una sfilata di prelibatezze ha deliziato i nostri palati. Antipasti di ogni genere: formaggi che sapevano di pascoli e di antiche tradizioni, caponata, olive, arancinetti croccanti, formaggio in carrozza filante, insalate fresche e saporite, salsiccia e salame dai sapori intensi, primi piatti che ci hanno fatto innamorare della cucina siciliana e dolci alla ricotta che hanno coronato il pasto con una nota di dolcezza. Non potevamo fare altro che onorare questa generosità della terra!

Dopo quattro chiacchiere conviviali e un buon caffè, ci siamo rimesse in viaggio verso casa.

Un pensiero ci univa, un’eco nel cuore: questa è una terra ricca di risorse e meraviglie che meritano di essere scoperte e valorizzate in ogni loro sfumatura!

Noi siamo pronte a vivere una  nuova esperienza … e tu?

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